“L’ora più buia”: recensione del film con Gary Oldman

L’ora più buia è tra i titoli più acclamati in questa stagione degli Oscar, ha ricevuto 6 candidature, tra cui miglior film e miglior attore protagonista. Winston Churchill è senza dubbio tra le figure più discusse e complesse della storia e questo film è solo un esempio di quanto la sua memoria sia ancora oggi più viva che mai.

Il compito di interpretare Churchill è stato affidato ad una leggenda del cinema: Gary Oldman. L’attore inglese ha passato più di 200 ore al trucco per potersi calare al meglio nel personaggio e il risultato è stato stupefacente. La sua performance ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il primo Golden Globe come miglior attore in un film drammatico e il primo BAFTA come miglior attore protagonista.

Ad affiancare Gary Oldman troviamo due attrici estremamente diverse fra loro: Kristin Scott Thomas nei panni della silenziosa e sempre presente moglie Clementine e Lily James in quelli della giovane ed entusiasta segretaria Elizabeth.

Alla regia troviamo Joe Wright, conosciuto per film tanto belli quanto amati come Orgoglio e Pregiudizio ed Espiazione. A differenza delle opere citate, l’ultima opera del regista si caratterizza per i luoghi quasi sempre ristretti e cupi: i bunker sotterranei, lo studio di Churchill o i vagoni della metropolitana. 

Il film si concentra sui dubbi che affliggono il primo ministro britannico agli inizi della seconda guerra mondiale, quando ha tra le mani il destino della nazione. In particolare si racconta di quanto Churchill fosse poco amato e messo in dubbio dal suo stesso partito. Il primo ministro era in effetti un uomo dal carattere difficile, facilmente irritabile e incredibilmente ostinato. Ma come la storia ci ha insegnato, proprio grazie all’ostinazione di Churchill, la Gran Bretagna è uscita vittoriosa dal secondo conflitto mondiale.

In uno dei momenti più bui della storia, quando tutto sembrava ormai perduto e l’unica soluzione sembrava una resa, Churchill si è rifiutato di scendere a patti con Hitler. La questione centrale del film è proprio questa: scendere a patti con il nemico o lottare fino allo stremo delle forze pur di non arrendersi?
Winston Churchill ha scelto la seconda opzione, salvando l’Europa dal nazismo ed entrando per sempre nella storia.

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Lizzie

Laureata in Mediazione Linguistica e Culturale, fanatica di epoche storiche mai vissute. Il cinema, le serie tv e i libri sono le mie più grandi passioni.