Call Me by Your Name, recensione del film di Luca Guadagnino.

Call Me by Your Name (in italiano, Chiamami col tuo nome) diretto da Luca Guadagnino su sceneggiatura di James Ivory, è senz’altro uno dei film più acclamati del 2017. La storia raccontata è l’adattamento, in 132 minuti, del libro omonimo di André Aciman.

Candidato a quattro premi Oscar come miglior film, miglior attore, miglior sceneggiatura e miglior canzone originale, è il terzo film della cosiddetta “trilogia del desiderio” di Guadagnino. Un film che pare non esser nato con l’intento di attirare a sé così tanto successo, l’idea è stata più volte respinta dai produttori italiani, trovando infine ragion d’esistere grazie ad una coproduzione statunitense/italiana. Eppure, nonostante le difficoltà iniziali, è stato ampiamente approvato sia dalla critica che dagli spettatori di tutto il mondo.

Call Me by Your Name è stato presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival nel gennaio 2017, ed è stato successivamente distribuito nelle sale del Regno Unito e negli Stati Uniti. È stato scelto dal National Board of Review e dall’American Film Institute come uno dei 10 migliori film del 2017, ottenendo oltrettutto 3 nomination ai Golden Globe 2018, come miglior film, miglior attore (Chalamet) e miglior attore non protagonista (Hammer).

 

La pellicola, narra di Oliver, dottorando americano ospite nella casa italiana dei Perlman, una famiglia poliglotta composta da Elio, protagonista della storia, e i suoi genitori. Oliver si trova in Italia, durante l’estate del 1983, per seguire gli studi accademici del signor Perlman. Nei primi atti, il diciassettenne Elio non pare essere intrigato dal dottorando ma al contrario più volte sembra essere infastidito dai suoi atteggiamenti troppo sfacciati spesso davvero in contrasto con i suoi. Capiremo ben presto che tutto questo non è altro che il modo usato da Elio per respingere ed ignorare l’attrazione che invece prova nei confronti di Oliver.

Per nulla intenzionato a lasciarsi andare a questo interesse nei confronti di Oliver, Elio inizia a frequentare contestualmente Marzia, una giovane che vive nello stesso paesino del nord Italia in cui si svolge la vicenda. Quando Elio trova finalmente il coraggio e si fa avanti, il bello ed impossibile Oliver si rivela vulnerabile a quello che il giovane prova per lui e infatti inizialmente lo respinge. I due eventualmente si arrenderanno al sentimento che li lega, vivendo la loro breve e segreta storia d’amore.

La bellezza di questo film sta proprio nella naturalezza con cui Armie Hammer (Oliver) e Timothée Chalamet (Elio) hanno saputo interpretare i rispettivi personaggi. Nessuna forzatura, nessuno stereotipo, niente di tutto questo, Oliver ed Elio sono due giovani che scoprono di provare attrazione l’uno per l’altro, si innamorano e affrontano i propri sentimenti. La bellezza sta tutta qui, nel poter assistere alla nascita di un sentimento e vedere come questo si evolva seppur in poco tempo.

Anche la semplicità è un elemento essenziale nel film. Semplicità, non solo nello sviluppo del sentimento tra i due protagonisti ma anche nel modo in cui tutti gli argomenti, anche i più pungenti, vengono trattati. Tutto ciò che fa da contorno alla vicenda centrale gioca un ruolo essenziale, l’artistica semplicità delle riprese, la scelta delle musiche e dei luoghi in cui far nascere ed evolvere la storia di Elio e Oliver, fanno da coadiuvante all’ottima resa di Call Me by Your Name.

I personaggi secondari non risultano mai di disturbo, tutto si incastra alla perfezione regalando poco più di due ore di “purezza” nonostante per certi versi, e in determinate occasioni, proprio questo termine potrebbe sembrare ad alcuni forzato, esagerato o addirittura poco appropriato.

Nelle scene in cui si osa di più per contenuti e temi trattati ( come la tanto discussa “scena della pesca”), il risultato è sempre quello di lasciar trasparire una naturalezza ed una ingenuità che amabilmente si incastrano con l’inesperienza del personaggio di Elio e la paura data da un sentimento, quello tra lui ed Oliver, e nuove sensazioni così nuove ma allo stesso tempo così forti e sconvolgenti.

II sesso dell’amante di Elio svolge un ruolo davvero marginale nella vicenda. Il protagonista prova questi sentimenti così forti e inaspettati per la prima volta e poco importa se sia verso una ragazza o un ragazzo che Elio impara a conoscere cosa sia l’amore e quali effetti produca, nessun peso assume tutto questo a fronte della naturalezza con cui tutto viene trattato.

Il monologo finale tenuto dal signor Perlman (Michael Stuhlbarg) con il figlio, è senz’altro una delle scene più commoventi dell’intero film. Mentre il talento di Timothèe Chalamet traspare non solo nelle scene più “complicate” ma anche nella scena finale.

Bravissimo, il giovane attore americano, a lasciar trasparire tutti i sentimenti contrastanti che prova Elio nell’apprendere che Oliver è andato avanti. Poetica la conclusione nella quale un affranto Elio, saluta Oliver chiamandolo per l’ultima volta con il proprio nome e, realizzando di aver perso l’uomo che ama, se ne sta seduto pensieroso a fissare il camino, fin quando non si sente la madre chiamarlo per nome.

 

 

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Flavia B.

Studentessa con una grande passione per le serie tv, la musica, la letteratura e i viaggi. La mia più grande abilità è procrastinare. La mia migliore amica è l'ansia. I typos il mio nemico giurato.